Tutti lo credono genovese, e in un certo senso lo è, Gino Paoli, il cantautore che ha scritto alcune tra le più belle pagine della musica italiana di questo secolo. Ma, di fatto, è nato nel ’34 a Monfalcone (Gorizia). Ma e' a Genova, dove si e' trasferito da bambino, che Gino Paoli - dopo aver fatto il facchino, il grafico pubblicitario e il pittore raggranellando piu' premi che quattrini - debutta come cantante da balera, per poi formare una band musicale con gli amici Luigi Tenco e Bruno Lauzi.   Finche' la gloriosa casa Ricordi, che aveva tenuto a battesimo Bellini e Donizzetti, Verdi e Puccini, decise di estendere la propria attivita' alla musica leggera e scritturo' questo cantante dalla strana voce miagolante. Nel 1960 realizza "La gatta", un pezzo rigorosamente autobiografico: parlava della soffitta sul mare dove Gino viveva. Il disco vendette 119 copie, poi scomparve e infine torno' tramutandosi, inaspettatamente, in un successo da 100 mila copie la settimana.  Intanto era nata la love story con Ornella Vanoni, cantante scoperta da Giorgio Strehler, che convinse il cantautore genovese a scrivere per lei "Senza Fine", il pezzo che la rese famosa. Quindi Mina, sconsigliata da molti, incise "Il cielo in una stanza", con l'esito che tutti sappiamo. Seguono "Sassi", "Me in tutto il mondo" (1961), "Anche se" (1962), "Sapore di sale", "Che cosa c’è" (1963), "Vivere ancora" (1964) tutti brani divenuti dei classici e tradotti in molte lingue. Gino Paoli assieme ai suoi "quattro amici" da' vita, a Genova, alla canzone d'autore, forma di espressione musicale rivoluzionaria che mira ad esprimere sentimenti e fatti di vita reale con un linguaggio non convenzionale; la canzone, insomma, cessa di essere puro intrattenimento e abbandona l'oleografia per diventare forma d'arte a tutti gli effetti.   Ormai lo squattrinato pittore e' un cantante famoso. L'anno prima c'era stato il boom di "Sapore di sale", arrangiata da Ennio Morricone con gli interventi al sax di Gato Barbieri. E tuttavia un pomeriggio d'estate il cantautore ormai ricco e celebre si era puntato una Derringer al cuore. "Volevo vedere cosa succede", spieghera' poi. Il proiettile e' tuttora nel suo petto, come un souvenir. Intanto Paoli scopre e lancia altri artisti: Lucio Dalla, clarinettista jazz, del quale produce il primo disco, o il refrattario Fabrizio De Andre' "costretto" con la forza a cantare con lui al Circolo della Stampa di Genova.   Capita anche che gli interpreti piu' disparati si "impadroniscano" del canzoniere paoliano: mostri sacri degli anni '50 come Claudio Villa, Carla Boni, Jula De Palma, Joe Sentieri, cantanti lirici come Anna Moffo, attrici come Lea Massari e Catherine Spaak, protagonisti degli anni '60 quali Umberto Bindi, Luigi Tenco, Gianni Morandi. Piu' avanti la musica di Gino Paoli coinvolgera' altri famosi cantanti tra i quali Patty Pravo e Franco Battiato. Importante, negli anni '80, la collaborazione con Zucchero, giovane ancora agli esordi, che contribuira' al suo successo. Ma con il crescere dalla popolarita', subentrera' nell'uomo Paoli una crisi che lo portera' fuori dalla scena musicale per alcuni anni di riflessione.  Il gran ritorno di Paoli avviene con due album coraggiosi e anarchici, nei quali soprattutto il mondo giovanile si riconosce. Il primo, pubblicato a meta' degli anni '70, ha titolo emblematico, "I semafori rossi non sono Dio", ed e' stato realizzato su musiche del catalano Jean Manoel Serrat. Il secondo esce nel '77, tre anni dopo, e si intitola "Il mio mestiere". Entrambi parlano di liberta' democrazia, emarginazione, diversita'. Questa maturazione continua a segnare tutti i suoi dischi dei prossimi vent'anni.   Seguono la trionfale tournee del 1985 con Ornella Vanoni, l'esperienza di deputato del Pci, poi diventato Pds, e quella di assessore comunale di Arenzano. L'autunno successivo esce "Senza contorno, solo... per un'ora", un live di brani del suo repertoriio riadattati in chiave jazz, con gli inediti "Senza contorno" e "La bella e la bestia", cantata da Gino con la figlia Amanda Sandrelli e tratta dalla colonna sonora dell'omonimo film disneyano. Col cinema, del resto, Paoli aveva gia' avuto a che fare quando per "Prima della rivoluzione" di Bertolucci, avevacomposto "Vivere ancora" e "Ricordati", per poi scrivere "Una lunga storia d'amore" (1984) e "Da lontano" (1986), rispettivamente per i film "Una donna allo specchio" e "La sposa americana", entrambi con Stefania Sandrelli. In quegli anni pubblica dischi i cui contenuti attingono dalla sua vasta esperienza umana: "La luna e mister Hyde" e "Averti addosso" (1984), "Cosa farò da grande" (1986), "L’ufficio delle cose perdute" (1988), e poi ancora "Ciao salutime un po’ Zena", dedicato alla canzone ligure, "Ha tutte le carte in regola", omaggio allo scomparso cantautore livornese Piero Ciampi, "Matto come un gatto" (1991) e del singolo "Quattro amici al bar" (con l'intervento di Vasco Rossi).   Nella primavera del '93, "King Kong" e, due anni dopo "Amori dispari" in cui torna ad affermare il primato dei sentimenti in un mondo che li nega. In "Appropriazione indebita" (1996)il cantautore "si impadronisce" di una manciata di classici della canzone internazionale e traduce in una sorta di autoritratto, le pagine di Lennon, Cat Stevens, Aznavour, Steve Wonder, James Taylor e altri. "Pomodori" (1998) e "Per una storia" (2000) nuove pagine di un uomo che non rinuncia a coltivare sotto i capelli bianchi l'innocenza, lo stupore e la fantasia d'un eterno bambino.  Nel 2002 esce il nuovo album "Se", il cui singolo "Un altro amore" viene presentato al "52° Festival di Sanremo", dove ottiene un grande successo di pubblico e di critica, confermandolo autentico protagonista della scena musicale italiana, sempre capace di rinnovarsi, pur mantenendo le forme ed i contenuti cantautorali che da sempre lo contraddistinguono. Il grande evento "Pavarotti and Friends", sempre nel 2002, lo vede sul palcoscenico insieme a personaggi del calibro di James Brown, Sting. Lou Reed, Grace Jones, Zucchero, Bocelli, a suggellare l'impegno sociale di cui e' sempre stato portavoce.  L'anno si chiude con un bilancio di oltre settanta concerti effettuati con l'Orchestra ritmosinfonica Dimi di Roma tra i maggiori teatri italiani e gli spazi all'aperto piu' suggestivi. Nel 2004, sempre a Sanremo, gli viene conferito il "Premio alla Carriera". Nello stesso anno si esibisce in alcuni dei piu' importanti festival jazz< italiani con "Un incontro di jazz" insieme agli amici Enrico Rava, Danilo Rea, Rosario Bonaccorso e Roberto Gatto, avvicinandosi a questo raffinato genere musicale, da sempre una delle sue passioni piu' grandi. 2005: si rinnova il sodalizio con Ornella Vanoni con la quale pubblica “Ti ricordi? No non mi ricordo” a cui segue una tourneé che ancora una volta si rivela l’evento in assoluto battendo, come nel 1985, tutti i record d’incasso ai botteghini dei teatri italiani più importanti. Il successo viene suggellato dalla pubblicazione del CD e del DVD “Live”. LUIS BACALOV é nato a Buenos Aires dove ha iniziato la sua formazione pianistica all’età di cinque anni con il professor Enrique Barenboim, continuando poi gli studi con Berta Sujovolsky (allieva di Artur Schnabel). Inizia giovanissimo l’attività concertistica in Argentina, come solista, in duo con il violinista Alberto Lisy ed in vari gruppi di musica da camera. In Italia e in Francia, a partire dagli anni ’60, é molto attivo come compositore per il cinema, collaborando tra gli altri con registi quali Lattuada, Damiani, Scola, Petri, Faccini, Giraldi, Wertmuller, Kurys, Greco, i fratelli Frazzi, Pasolini, Fellini, Radford e Rosi.  Per le musiche de “Il Postino” ha avuto numerosi premi: il Davide di Donatello, il Globo d’Oro della Stampa Estera in Italia, il Nastro d’Argento dell’Associazione dei Critici Cinematografici, il Premio Oscar della Academy of Motion Pictures Arts and Science, il Premio Bafta (British Academy for Film and Television Arts), il Premio Nino Rota. Per “La tregua” di Francesco Rosi ha conseguito una nomination per il Davide di Donatello ed una nomination dalla A.M.P.A.S. per “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini. Svolge anche un’intensa attività come pianista e direttore d’orchestra.   La sua composizione per soli, coro e orchestra intitolata “Misa Tango”, e registrata dalla D.G.G. sotto la direzione di Myung-Whun Chung con Placido Domingo, Ana Maria Martinez e Hector Ulises Passarella, è stata eseguita a Roma con l’Orchestra dell’Accademia di S. Cecilia. Per la D.G.G. Luis Bacalov ha registrato nella sua rielaborazione per pianoforte e orchestra due tanghi di Piazzolla e il suo “Tangosain”. L’intero album DGG/Universal ha avuto la nomination al Latin American Grammy Awards 2001.  Ha inaugurato la Cavea dell'Auditorium , Parco della Musica, a Roma il 2 luglio 2003 con il programma "Cinema Italiano", dirigendo l'Orchestra della Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ha recentemente registrato il suo Triple Concierto, per soprano, bandoneon e pianoforte, presentato in prima esecuzione dalla Santa Barbara Symphony Orchestra, in California con la direzione di Giséle Ben Dor.  Ha diretto la prima esecuzione mondiale della sua opera teatrale Estaba la Madre , che su commissione del Teatro dell'Opera di Roma , è andata in scena al Teatro Nazionale di Roma nella stagione operistica 2003-2004 con la regia di Giorgio Barberio Corsetti . Ha formato un quartetto con bandoneón, contrabbasso, percussioni e pianoforte, con il quale ha inciso il CD “Tango and Around” proponendo composizioni che ricercano punti d'incontro fra diverse culture musicali, approdando ad un risultato fortemente sincretico (musica etnica, urbana, contemporanea). Audace improvvisatore dalla spiccata sensibilità melodica, Danilo Rea è certamente uno dei pianisti che più ha segnato la scena jazz in Italia negli ultimi decenni. Nato a Vicenza nell’agosto del 1957, si è presto stabilito a Roma, dove condivide i primi anni di attività con il contrabbassista Enzo Pietropaoli e il batterista Roberto Gatto, vale a dire lo storico “Trio di Roma”.  “Certamente – ricorda Rea – la nascita del Trio di Roma sancisce il mio ingresso nel mondo del jazz. Nei primi anni d’attività abbiamo avuto l’opportunità di collaborare con grandi musicisti della scena internazionale, Art Farmer a Steve Grossman, da Chet Baker a David Liebman, a Randy e Michael Brecker”. Contemporaneamente alla pratica jazzistica, Rea mostra interesse per la musica rock progressive di Emerson Lake & Palmer e degli Yes e ottiene il diploma in pianoforte classico presso il conservatorio di Santa Cecilia di Roma.   Rea parteciperà con vigore e grande capacità a tutta la felice epopea musicale della capitale tra la fine degli anni ’70 e l’inizio del decennio successivo, città nella quale gravitano musicisti italiani e stranieri di passaggio. “La partecipazione ai progetti di Maurizio Giammarco per Lingomania – aggiunge Rea – o al fianco di grandi maestri quali il batterista Peter Erskine, che militava nei Weather Report, e il contrabbassista Marc Johnson , rappresentano tappe importanti per me”.   Alla carriera di pianista jazz affianca considerevoli interventi con protagonisti di primo piano della musica leggera italiana, con Riccardo Cocciante, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia e soprattutto Mina. Considera l’incontro con Mina “un momento davvero particolare, molto formativo”. Fonda il Doctor 3 con Enzo Pietropaoli e Fabrizio Sferra, concentrando la propria estetica in una rivisitazione del repertorio jazz, rock e pop: una sintesi che colpisce pubblico e critica.   Negli ultimi anni di attività raggiunge alte quote di maturità e perfezione, tanto che diventano sempre più frequenti i lunghi recital solitari al pianoforte. MARIA PIA DE VITO Cantante, compositrice, arrangiatrice, studia canto lirico e contemporaneo e inizia l’attività concertistica nel 1976 come cantante e strumentista (plettri, percussioni, piano) in gruppi di ricerca su musica etnica, polifonia etnica e non, in particolare dell’area mediterranea, balcanica e sudamericana. Dall’80 è attiva in campo jazzistico, collaborando stabilmente con musicisti quali John Taylor, Ralph Towner, Rita Marcotulli, Ernst Rejiseger, Paolo Fresu,  Norma Winstone, Steve Swallow, Gianluigi Trovesi ed esibendosi con musicisti del calibro di Joe Zawinul, Michael Brecker, Miroslav Vitous, Uri Caine, Dave Liebman, Billy Hart, Eliot Ziegmund, Cameron Brown, Steve Turre, Maria Joao, Ramamani Ramanujan , David Linx, Diederik Wissels e molti altri, partecipando ai più importanti festival internazionali, e svolgendo tournèe europee ed oltreoceano.   Dopo 15 anni di pratica del jazz, un lungo lavoro sul grande songbook americano, sullo scat ed il be-bop, i primi sconfinamenti nel free ed incontri con il jazz europeo, dal ‘94 inizia una nuova fase del suo lavoro con il progetto Nauplia, co-ideato e diretto insieme a Rita Marcotulli. Il recupero di una vocalità dalle matrici profonde del suono, che vedrà l’incontro tra il meticciato jazzistico e le peculiarità multiformi del canto napoletano (Nauplia, Fore Paese, Triboh).   Il lavoro sulle possibilità improvvisative della voce a contatto con diversi contesti culturali diventa la matrice del suo “nuovo corso”, il di cui primo passo è “Phonè”, un lavoro sulla voce che precede il linguaggio, sul ritmo e sulla danza nelle loro diverse declinazioni culturali; è un progetto che segna l’inizio della collaborazione con John Taylor. Dal 1996 collabora con il compositore britannico Colin Towns; con la sua Big Band, la “Mask Orchestra”, si è esibita nei maggiori festival di Inghilterra e Germania con la rimarchevole esibizione alla Queen Elizabeth Hall di Londra con la "Mask Symphonic" (70 elementi) e la co-partecipazione di Norma Winstone.  Nel 1997 si costituisce il trio con John Taylor e Ralph Towner, con cui ha inciso il CD “Verso”, svolto diverse tournée in Italia ed un lungo tour europeo nel corso del 2001). Il nome di Maria Pia in quell’anno è stato inserito, dalle più celebrate firme del giornalismo jazz americano, nella categoria "BEYOND ARTIST" del 49° DOWN BEAT CRITICS POLL 2001. Nella lista a cui si fa riferimento, il suo nome appare accanto a quelli di artisti del calibro di Caetano Veloso, Joni Mitchell, Cesaria Evora, Olu Dara, Carlos Santana, Uri Caine e Marisa Monte. L’importantissimo riconoscimento l'ha definitivamente imposta a livello internazionale.   E’ del 2002 il cd “Nel Respiro”, che la vede ancora insieme a John Taylor e Ralph Towner, con la partecipazione di Steve Swallow e Patrice Heral, con il quale inizia una fruttuosa collaborazione artistica. Sono invece del 2003 il progetto e il cd “Tumulti”, che rappresenta il suo lavoro più sperimentale ed orientato all’interazione tra voce, improvvisazione e elettronica, al fianco di Patrice Heral, co-leader del progetto e con la collaborazione del geniale violoncellista Ernst Reijseger e del pianista austriaco Paul Urbanek, pluripremiato nel suo paese per i suoi lavori di “reverse composing”.  Il lavoro, accolto con enorme favore della critica, si esibisce in festival jazz in Italia e all’estero. Il suo ultimo lavoro, “So Right” (2005), la vede impegnata, insieme ai coleader Danilo Rea, Enzo Pietropaoli e all’apporto del batterista Aldo Romano, in una riflessione sulla forma canzone, attraverso la composizione di brani originali e la reinterpretazione di brani di Joni Mitchell, grande innovatrice del songbook nordamericano. Recente, ma già molto fortunata, è invece la collaborazione con il clavicembalista , organista e direttore d’orchestra Claudio Astronio, nome assai noto nell’ambito della musica barocca internazionale.   L’incontro tra l’improvvisazione e la vocalità barocca - già parte del bagaglio esperienziale della De Vito - sono il fulcro dei loro progetti comuni: “Chaconne” - (voce barocca - voce moderna - live electronics – clavicembalo – tiorba – violoncello - arpa doppia), “Coplas a lo divino” (musica sacra antica a contemporanea per organo a canne - voce ed elettronica) ed il duo “La danza della voce” (clavicembalo- voce ed elettronica). Hanno scritto per lei penne celebri del jazz, come Ralph Towner, John Taylor, Bruno Tommaso, Giorgio Gaslini.   L’ultimo grande nome è quello del maestro Roberto de Simone, che ha composto per lei una riscrittura della Fantasia Cromatica di J.S.Bach, registrata nel CD “Specula e gemini”, che vede anche una riscrittura di Monteverdi da parte di Bruno Tommaso.
Una batteria. Sembra poco, ma può essere tantissimo. Non tanto perché Roberto Gatto, seduto dietro ai suoi tamburi ha saputo viaggiare per il mondo dei suoni come pochi, pochissimi altri hanno saputo fare, ma soprattutto perché non è solo di ritmo, di percussioni, di battiti che si tratta. E forse non si tratta nemmeno solo di musica.  Roberto Gatto è un, infatti, un esploratore, un "ragazzo" di quarantasette anni che ha pensato di trasformare il suo strumento in una macchina in grado di muoversi nel tempo e nello spazio. No, non stiamo esagerando, perché Roberto, partendo dalla batteria, dal ritmo, dal battito, è andato altrove, è riuscito a superare le strette gabbie dei generi e degli stili, ha messo a disposizione il suo talento per aiutare quello degli altri, ha scritto, raccontato, sperimentato, visto, vissuto la musica in prima persona.   E’ partito dal jazz ma ha scoperto la musica, tutta la musica, quella più raffinata e intransigente, quella più leggera e cantabile, non ha avuto timore di mescolare le sue bacchette e la sua testa pensante a quella di molti musicisti e molto diversi tra loro. L’elenco è lungo, ma vale la pena di rileggerlo tutto: Bob Berg, Steve Lacy, Johnny Griffin, George Coleman, Dave Liebman, Phil Woods, James Moody, Barney Wilen, Ronnie Cuber, Sal Nistico, Michael Brecker, Tony Scott, Paul Jeffrey, Bill Smith, Joe Lovano, Curtis Fuller, Kay Winding, Albert Mangelsdorff, Cedar Walton, Tommy Flanagan, Kenny Kirkland, Mal Waldron, Ben Sidran, Enrico Pieranunzi, Franco D'Andrea, John Scofield, John Abercrombie, Billy Cobham, Bobby Hutcherson, Didier Lockwood, Richard Galliano, Christian Escoudè , Joe Zawinul, Bireli Lagrene, Pat Metheny.   Ma non basta, perché non sono i compagni di viaggio ad aver fatto grande Roberto Gatto, ma è il suo modo di essere musicista. Non è una star, non ha atteggiamenti da primadonna, sa essere allo stesso tempo sideman e bandleader, sa insegnare e ascoltare, non si confonde con quelli che trasformano la musica in circo, ma allo stesso tempo sa divertire e divertirsi con grande entusiasmo. Celebrare la sua arte e il suo ingegno, raccontare, attraverso la musica la sua storia. E’ una straordinaria occasione e non va perduta.   Perché, ed è questo il bello, Roberto Gatto merita una sola definizione, quella che calza a pennello su tutta la sua storia: artista.   Ernesto Assante <Contrabbassista, compositore, arrangiatore e direttore d'orchestra , Giovanni Tommaso è nato a Lucca dove nel 1957 ha iniziato l’attività jazzistica con il gruppo "Quartetto di Lucca” , È a New York tra il 1959 e il 1960, si trasferisce a Roma nel 1967, dove in quegli anni molti musicisti provenienti dall'Africa, Europa e Stati Uniti facevano esperimenti di jazz d'avanguardia, con Steve Lacy a capo di questa corrente. Nel 1971 forma il gruppo "Perigeo" che guida fino al 1977, realizzando cinque album e svolgendo un’ intensa attività in tutto il mondo, anche al fianco di prestigiosi gruppi come Weather Report e Mahavishnu.  A 30 anni dallo scioglimento del PERIGEO,il 21 di marzo del 2007 debutta alla Casa del Jazz di Roma con il suo nuovo gruppo APOGEO. La registrazione del concerto e’ inserita nella collana Jazz Italiano Live distribuito dall’Espresso e Repubblica. Forse nessun altro jazzista italiano vanta collaborazioni tanto prestigiose come quelle con Sonny Rollins, Dexter Gordon, Lionel Hampton, Gil Evans, Max Roach, Elvis Jones, Chet Baker, Kenny Clarke, John Lewis, Don Byas, Mary Lou Williams, Steve Lacy, Johnny Griffin,Bobby Mc Ferrin. Ha scritto numerose colonne sonore per il cinema e per la televisione (telefilm e film dedicati al cinema muto) e di recente la musica del film Ma quando arrivano le ragazze ? per la regia di Pupi Avati,la cui colonna sonora ha vinto il prestigioso premio David Donatello (l’Oscar italiano).   Uno dei pochi jazzisti europei inserito nella piu’ prestigiosa enciclopedia del jazz Feather/Gitler. Votato dalla critica nella TOP Italian JAZZ per l’anno 2008 migliore contrabbassista. E’ stato titolare della cattedra di musica jazz presso il Conservatorio F Morlacchi di Perugia. Dal 1986 dirige i seminari di Umbria Jazz Clinics in gemellaggio con il Berklee College of Music , che nel 2004 gli ha conferito il titolo di Doctor in Music. Giovanni Tommaso è considerato un talent scout, in quanto del suo Quintetto hanno fatto parte alcuni tra i migliori jazzisti italiani quali Massimo Urbani, Paolo Fresu, Danilo Rea, Roberto Gatto e molti altri.   Importanti presenze sono state a Umbria Jazz, in svariate edizioni e nei maggiori Festival italiani. nonché a Roma in varie rassegne tra le quali quella del Teatro dell'Opera al Brancaccio, dove è stato l’autore delle musiche per le coreografie del Corpo di Ballo del Teatro dell’ Opera di Roma. Inoltre è stato invitato in Francia e negli Stati Uniti dove ha suonato più volte in North Carolina per il Festival UMBRIA JAZZ AT DUKE UNIVERSITY nonché a NEW YORK al “Blue Note” ,al Birdland e nella prestigiosa “New York Town Hall” . A Porto Rico nel Jazz Fest, al Festival di CHICAGO e nell'Auditorium della Berklee School di BOSTON. Nel 2005 i concerti in Messico organizzati dall’Istituto di Cultura e in Australia.   Anche nel campo della musica pop vanta un curriculum considerevole sia come produttore che come arrangiatore: numerosi gli album realizzati con Riccardo Cocciante "A mano a mano" e "Cervo a primavera", con Mina "Finalmente ho conosciuto il Conte Dracula", con Gianni Morandi "Morandi", con Rino Gaetano "E io ci sto", con Ivan Graziani "Viaggi e intemperie", con Anna Oxa "Controllo totale", con Lucio Dalla "Alice" e con Sammy Davis Jr. "European Tour". L'ultimo impegno è una rilettura jazzistica di canzoni, cantate da noti cantanti quali Antonacci, Arbore, Cocciante, Dalla, Gil, Mango, Mannoia, Morandi, Paoli, Ron e Telesforo, incluse nel CD con titolo "Strane Stelle Strane", pubblicato da BMG Ricordi.   Hanno detto di lui : "..... è importante individuare la figura di questo musicista come una di quelle che maggiormente hanno contribuito allo sviluppo del jazz italiano e del suo valore di primissima grandezza. Giovanni Tommaso, infatti, ha in prima persona vissuto i momenti e i luoghi che hanno contrassegnato la parabola ascendente del nostro jazz" (Gaspare Pasini). “…..Giovanni Tommaso è uno dei grandi personaggi della nostra scena jazzistica" (M. Franco, Musica Jazz). …Il leader e’ sempre l’intramontabile contrabbassista,un lucchese tosto che…..(Giacomo Pellicciotti/Repubblica). ……musica stupenda e assai diversa….Franco Fayenz/Amadeus> La Saint Louis Big Band diretta da Antonio Solimene è una formazione orchestrale che rispetta in pieno la struttura classica della big band ovvero: · 5 Sax · 5 trombe · 4 tromboni · Ritmica (pianoforte, chitarra, basso e batteria) · 2 voci  Il repertorio dell’ensemble, di tipo jazzistico, sfiora gran parte delle espressioni e dei cambiamenti che hanno caratterizzato la musica afroamericana fin dall'inizio del secolo scorso, proponendo alcune tra le pagine più belle della letteratura jazzistica orchestrale (Benny Goodman, Duke Ellington, Dizzy Gillespie). Vengono privilegiate le elaborazioni di arrangiatori contemporanei dell’area americana (Sammy Nestico, Don Sebesky, Bob Mintzer).  La formazione, nata nel settembre del 2007, ha già al suo attivo la partecipazione a molti festival jazzistici di grande prestigio: Villa Celimontana Jazz (2008), Atina Jazz 2008 e 2009, Brindisi in Jazz (2008) dove si è esibita insieme a Daniele Scannapieco, 4 notti e più… di luna piena (2008) di Benevento, Jammin’ (2009) all’interno dell’Auditorium Parco della Musica di Roma con special guest Rosario Giuliani, Jazz’s Cool (2009) all’interno della Casa del Jazz di Roma con special guest Susanna Stivali e Marcello Rosa.  Nel 2010 la Saint Louis Big Band è stata scelta dal giornalista Adriano Mazzoletti per esibirsi nel concerto di presentazione “Il Jazz in Italia – dallo Swing agli anni sessanta”, tenutosi all’Auditorium Parco della Musica di Roma. La formazione ha già un cd al suo attivo, “Live in Studio”, edito dall’etichetta indipendente Jazz Collection. Al momento la Saint Louis Big Band sta lavorando al progetto “Argentina: Escenas en Big Band”, dall’album omonimo di Javier Girotto, che dopo averla ascoltata in un concerto live l’ha scelta per eseguire le sue Escenas, brani originali dello stesso Girotto arrangiati per Big Band grazie alla collaborazione di Gabriel Perez e Luigi Giannatempo.  Curriculum breve di Antonio Solimene  Antonio Solimene, pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra, è docente di pianoforte, armonia, ear training e laboratorio di musica d’insieme presso il Saint Louis College of Music di Roma. Unitamente all’attività didattica, svolge quella di direttore d’orchestra. Con alcune di esse si è esibito in numerosi concerti sia in Italia (Perugia, “Umbria Jazz “dal 2003 al 2007) che all’estero (Parigi, “Le Petit Journal”; New York, “Teatro dell’ ONU”; Sofia, “Orchestra Sinfonica Bulgara”). Ha realizzato un disco (“Eneiro”) in qualità di compositore e pianista e due cd (“Napoli Standard” “Note autorizzate”) in qualità di direttore e arrangiatore. Dal 2007 dirige la big band del SLMC. Uno dei più grandi trombettisti italiani, Flavio Boltro fa parte della scena jazzistica mondiale da più di 15 anni. Diplomatosi al Conservatorio di Torino, si è “fatto le ossa” in Italia prima di esibirsi accanto a musicisti di grande levatura come Cedar Walton, Bob Berg, Don Cherry, Billy Hart e Billy Higgins. A partire dal 1990, ha partecipato a numerosi festival e tournée in veste di sideman di Freddie Hubbard e Jimmy Cobb, prima di diventare un componente del gruppo jazz di Laurent Cugny (di cui ha fatto parte dal 1994 al 1997) e di suonare con Aldo Romano.   Dopo aver fatto parte stabilmente per quattro anni della ONJ Francese ed in seguito del sestetto di Michel Petrucciani, è tuttora componente dell’attivissimo gruppo Di Battista-Boltro 5tet. Artista brillante e versatile, Flavio Boltro ci rivela oggi le sue doti di compositore: ha infatti inciso nel 1999 il primo album a suo nome dal titolo “Road Runner”, e nel 2002 il suo secondo album “40°” alla testa del suo quartetto. Entrambi i lavori sono stati pubblicati dalla prestigiosa etichetta Blue Note.   Nell’ambito della sua attività concertistica, attualmente collabora tra gli altri anche con Michel Portal e Laurent De Wilde.Flavio Boltro nasce a Torino il 5 maggio 1961. Il padre è musicista, trombettista e grande appassionato di jazz, mentre la madre è un\'insegnante elementare. « Mi sono ritrovato immerso nel jazz fin da piccolo, da quando avevo tre anni. Mio padre mi prendeva sulle ginocchia prima di andare a letto e mi faceva ascoltare Amstrong e tutti i dischi di quegli anni ».   Quando Flavio ha 5 anni, la sua famiglia si trasferisce a Pianezza, a 25 km da Torino, dove il musicista trascorrerà l\'infanzia e l\'adolescenza. «A nove anni e mezzo, ho detto a mio padre che volevo imparare a suonare la tromba». I genitori di Flavio sono convinti che il ragazzo voglia fare musica così come altri vogliono giocare a calcio o iscriversi a un corso di ceramica. E invece resteranno meravigliati di fronte alla serietà dimostrata nell\'affrontare questo strumento, con il quale si esercita tutti i giorni. A 13 anni, si iscrive al Conservatorio, dove si reca un giorno alla settimana per prendere lezioni da Carlo Arfinengo (1a tromba dell\'Orchestra Sinfonica di Torino).   Un anno dopo, il padre chiederà all\'insegnante di seguire il figlio privatamente per prepararlo all\'esame di ammissione al Conservatorio, che frequenterà per sette anni. Una volta diplomato, la sua vita sarà segnata da due momenti determinanti, che coincidono con l\'incontro di due formazioni che saranno per lui l\'occasione di farsi conoscere e apprezzare. La prima è LINGOMANIA, guidata da Maurizio Giammarco. Il musicista possiede già un quartetto, ma aspira a trasformarlo in un quintetto.  Una sera, al Capolinea, il celebre club milanese, Giammarco vede Flavio esibirsi con il trio del pianista Mario Rusca e lo chiama la settimana seguente per fissare un incontro. Nasce così il famoso quintetto, formato da Roberto Gatto alla batteria, Furio Di Castri al contrabbasso, Giammarco al sax, Umberto Fiorentino alla chitarra e Flavio alla tromba. Questo gruppo acustico dalla matrice e dalle sonorità elettriche rappresenta una novità per quegli anni e riscuote grande successo in Italia, aggiudicandosi, per due volte consecutive, il premio per il Miglior Disco e il titolo di Miglior Gruppo dell\'Anno.  Quando intraprende questa avventura, che si protrarrà per un biennio, Flavio ha 25 anni. Parallelamente, incomincia a ricevere diverse richieste di collaborazione, in particolare da Steve Grossman, con il quale si esibisce regolarmente. « All\'epoca in Italia c\'erano 2000 club; io ci suonavo spesso con Steve ma mi esibivo anche ai festival internazionali in quintetto con Cedar Walton, Billy Higgins e David Williams alla sezione ritmica. E, poco prima che si concludesse l\'esperienza con i Lingomania, con Clifford Jordan e Jimmy Cobb. Ho tenuto anche due concerti con Freddie Hubbard a Umbria Jazz oltre a quelli di Torino e di Milano. » La seconda formazione decisiva è il trio costituito insieme a Manu Roche alla batteria e a Furio Di Castri al contrabbasso.   « Questo gruppo ha funzionato a meraviglia! All\'epoca non esisteva un trio di tromba/contrabbasso/batteria; c\'era solo il quartetto di Ornette; ma nessun trio. Mi è venuta questa idea e ne ho parlato con Furio. Al suo terzo anno di vita, il gruppo è diventato un quartetto con l\'arrivo di Joe Lovano. Abbiamo fatto una tournée di 12 date in Italia e abbiamo inciso delle composizioni mie, di Furio e di Lovano, ma il disco non è mai uscito! » Ed eccoci arrivati ai primi anni novanta.   E\' estate, tempo di vacanze! Flavio parte in moto per la Corsica, con tenda e sacco a pelo… Qui ha l\'occasione di assistere da spettatore al Festival di Calvi, dove, l\'anno seguente, tornerà invece in veste di concertista per esibirsi in quartetto accanto ad Antonio Farao, Manu Roche e Paolo Dallaporta su richiesta di Lionel Benhamou. Durante le memorabili jam session di quelle serate, Flavio ha l\'opportunità di fare importanti incontri che segnano l\'inizio della sua avventura francese.   Nel 1994, Laurent Cugny, che ha appena preso le redini dell\'ONJ, è alla ricerca di un trombettista e di un sassofonista: la sua scelta ricade proprio su Flavio Boltro e sul suo compagno di gioventù Stefano Di Battista. E un anno prima della conclusione della sua esperienza con l\'ONJ, Flavio entrerà a fare parte del sestetto di Michel Petrucciani. Da tempo Flavio Boltro, Stefano Di Battista ed Eric Legnini, amici di lunga data, cercano due musicisti per costituire un quintetto.  Il loro progetto si concretizzerà nel 1997 con l\'arrivo di Benjamin Henocq alla batteria e di Rosario Bonaccorso al basso. Il nuovo gruppo, lo Stefano Di Battista/Flavio Boltro Quintet, riscuoterà grande successo fin dal 1998.Vincitore del Jazzit Award 2010, collabora stabilmente con il quintetto guidato da Gino Paoli con Danilo Rea, Roberto Gatto e Rosario Bonaccorso. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo CD per la ACT MUSIC con il progetto "Opera " in duo con Danilo Rea. Come il baricchiano pittore di ‘Oceano Mare’ Plasson dipingeva il mare con l’acqua di mare ottenendo tenui e impalpabili tele, quadri poco più che completamente bianchi, allo stesso modo Joe Barbieri si potrebbe dire canti l’aria con l’aria, l’assenza con l’assenza, lo spazio vuoto con lo spazio vuoto.   Chitarrista quasi mai perfetto; cantante che pare spiegare a te, e a te soltanto in un orecchio l’inspiegabilità del turbamento; autore delizioso, minuzioso, che parla di cose ancora più asciutte ed evanescenti. Tutto questo è Joe Barbieri. Dopo aver collaborato con Pino Daniele e aver scritto per alcuni colleghi (tra cui Giorgia e Patrizia Laquidara), Barbieri si presenta a fine 2004 – per la sua stessa etichetta, la Microcosmo Dischi – con un’opera prima che ha incantato la critica e conquistato l’apprezzamento del pubblico di tutti i paesi nei quali è stato progressivamente pubblicato (Stati Uniti, Canada, Giappone, Austria, Svizzera, Cina, Germania – nel quale è stato eletto, tra l’altro, disco dell’anno – e, ovviamente, l’Italia).   L’album, dal titolo “In Parole Povere”, annovera il contributo di venti straordinari musicisti, e un prezioso duetto con Mario Venuti (nel brano ‘Pura Ambra’). In veste di produttore si dedica successivamente ai Kantango realizzandone il primo disco (un secondo è attualmente in lavorazione) e collaborando con alcune stelle del jazz e della world, tra cui Lura, Richard Galliano e Susana Baca.   Il 16 gennaio Joe Barbieri ritorna con un nuovo album da titolo “Maison Maravilha”; 11 nuove canzoni, cinte da un sontuosa orchestra d’archi, e la partecipazione speciale della cubana Omara Portuondo in un fado dal titolo “Malegría”, che promette di diventare un classico.
Un trio che parte dal jazz vero e proprio per poi esplorare territori e sonorità contaminate da generi totalmente diversi. Un trio che abolisce il tradizionale concetto di leader e sideman, e favorisce l'agire dei singoli membri in modo completamente equiparato. Un trio che, attraverso le proprie composizioni, ha il coraggio di esprimersi con un linguaggio personale.   Quello che ne risulta è una musica corale ed evocativa che fa degli Chat Noir un fenomeno che si distingue da molti gruppi che operano in ambito jazzistico ai giorni nostri. Il progetto nasce nel 2002 dall’incontro musicale di Luca Fogagnolo (contrabbasso e basso elettrico), Michele Cavallari (pianoforte) e Giuliano Ferrari (batteria); un incontro nato dalla passione comune per le sonorità jazz nord-europee e dalla voglia di proporre composizioni originali caratterizzate da uno stile perfettamente riconoscibile e singolare.  Nel 2005 il gruppo firma un contratto discografico con la Splasc(h) Records per il primo album, Adoration, che racchiude sette brani scelti da un ormai ampio repertorio. La buona riuscita del disco porta gli Chat Noir ad un inaspettato successo nelle vendite e ad una visibilità sempre maggiore. Adoration richiama l’attenzione anche di personalità legate all’ambiente cinematografico: la prima traccia del disco – Noir451 – entra a far parte della colonna sonora del film di Cristina Comencini “La bestia nel cuore”, candidato all’Oscar nel 2006 come miglior film straniero.  Lo stesso anno il disco viene accolto con entusiasmo dalla critica, comparendo su diverse riviste specializzate in jazz e non. Il successo editoriale porta gli Chat Noir all’attenzione della Universal Music di Milano che si concretizza nella produzione di un nuovo album. Nell’ottobre 2006 il trio incide Decoupage, un nuovo album contenente sette nuovi brani originali ed un omaggio a Fabrizio De Andrè (Via del Campo). Il sound del nuovo disco si allontana dai canoni più classici del jazz per esplorare nuove sonorità, anche grazie a piccoli accorgimenti elettronici.   Alla pubblicazione in Italia fa seguito quella in ambito internazionale: Decoupage è attualmente distribuito in Francia, Australia, Korea e Giappone. La collaborazione con la regista Cristina Comencini prosegue con la partecipazione alla colonna sonora del film “Bianco e nero”, nelle sale da gennaio 2008: tre nuove composizioni scritte per l’occasione vengono scelte dalla regista come unici brani originali della colonna sonora; anche Francesca Comencini, la sorella di Cristina, si appassiona al progetto e sceglie “Via del campo” come colonna sonora del suo documentario sul lavoro “In fabbrica” premiato all’ultimo festiva di Torino come miglior film sul lavoro. .. Sono nata a Palermo nel 1978 ed è stato in uno dei quartieri più belli e vicini al mare della mia città che un giorno per caso ho incontrato il jazz: la Kalsa. Infatti, ho studiato canto jazz al Brass Group di Palermo dal 1997 al 2000 con Maria Pia De Vito. Dal 2000 al 2001, nella stessa scuola, ho frequentato i laboratori di musica d’insieme di Salvatore Bonafede ed ho preso lezioni di piano jazz da Mauro Schiavone.   Successivamente mi sono iscritta al conservatorio jazz di Trapani ma ho lasciato dopo pochi esami per concludere i miei studi accademici: nel 2005 mi sono laureata al DAMS musica di Palermo col massimo dei voti ed una tesi su Billie Holiday! Negli ultimi dieci anni ho frequentato diversi corsi e seminari studiando con: Mariapia De Vito durante il Marsala Jazz Fest 98; Loredana e Cinzia Spata, Norma Winstone, Mark Murphy, presso l’Open jazz club di Palermo; Rosalba Bentivoglio, Katleen Perry, presso il Brass Group di Palermo; Susanne Abbhuel durante Roccella jazz; Paola Folli presso il “Grow up music” di Messina; Sheila Jordan, presso la scuola civica di Cremona; Bob Stoloff, Marcus Miller, Roberto Gatto, Sylvain Luc, Dedè Ceccarelli, Bebo Ferra, Gianluca Renzi, Giovanni Tommaso, Salvatore Bonafede, Kenny Werner, Rosario Giuliani, Marvin Stamm, Enrico Pieranunzi, Andy Gravish, Marcello Rosa, Adriano Mazzoletti, Maria Pia De Vito, Norma Winstone, Susanna Stivali, Cinzia Spata, Paolo Damiani, Kurt Rosenwinkel, Maurizio Giammarco durante il corso di alta specializzazione Roma Jazz’s Cool 2006, 2007, 2008.  Ho frequentato i seminari estivi di Umbria Jazz 2006 Nuoro 2003 e quelli di Veneto Jazz 2004 tenuti dai docenti della New York School, superando le selezioni per la New School University di New York, prestigiosa istituzione musicale ma troppo cara per le mie tasche! Nel 2002 ho iniziato ad esibirmi collaborando con molti dei migliori musicisti siciliani in diverse formazioni e nel 2004, dal felice incontro con Roberto Brusca (piano) e Paolo Mignosi (batteria), è nato il Laura Lala trio che esegue mie composizioni ed arrangiamenti originali di standard e che ha visto, come “Laura Lala Project”, la collaborazione del sassofonista Fabrizio Cassarà in occasione del jazz festival “Cinisi Tonnara Nuove Musiche 2006” (www.musicmed.it).   Ho anche collaborato come corista con l’orchestra del maestro Pregadio in alcune tappe siciliane del 2004, con la Brass Orchestra e Jenny B e con il gruppo DELETE MM partecipando all’edizione 2005 del “Sol Music”. Sempre nel 2004 ho partecipato al progetto "Erranze" di Emiliano Rocchi incidendo alcuni cori ed al progetto “Shoah” di Onorato -­- Rocchi – Amalfi, incidendo il brano “La notte di Hanna”. Nel settembre 2005 mi sono trasferita a Roma per frequentare il Saint Louis College of Music, studiando canto con Cinzia Spata.   OGGI: condivido con la pianista Sade Mangiaracina la creazione di un progetto di brani originali "Pure songs"che eseguiamo insieme a Francesco Pierotti al contrabbasso e Roberto Giaquinto alla batteria. Abbiamo presentato il progetto lo scorso ottobre all’Alexanderplatz di Roma durante una rassegna per giovani talenti e nello stesso locale romano lo scorso 25 maggio, durante la finale del Jazz Contest 2008, abbiamo ricevuto il primo premio consistente nella produzione di un disco.   BIOGRAFIA SADE MANGIARACINA  Sade Mangiaracina nasce il 28/02/86 a Castelvetrano (TP). A 7 anni inizia lo studio del pianoforte classico,a 13 anni consegue il diploma di solfeggio,a 15 anni il diploma di quinto anno e il sesto grado alla Royal School of music di Londra. A 16 anni il diploma di armonia al conservatorio di Trapani e a 18 anni il diploma di maturità classica.  Intanto negli anni che vanno dai 9 ai 18 anni partecipa a diversi concorsi nazionali e internazionali di musica classica e consegue il secondo premio al concorso nazionale isola di Pantelleria, terzo premio al concorso nazionale Vanna Spadafora, primo premio assoluto al concorso nazionale Tonino Pardo oltre al premio speciale quale più piccola partecipante,primo premio al concorso nazionale città di Alcamo. A 14 anni suona in due concerti in spagna e a 15 anni suona presso il conservatorio di Atene ottenendo un importante riconoscimento da parte dell’Unesco. Vince il primo premio al concorso internazionale A.M.A. Calabria.   Finito il liceo si trasferisce a Roma per studiare jazz, sua grande passione fin da piccola, all’accademia Percentomusica diretta da Massimo Moriconi dove si diploma a giugno del 2007 con il massimo dei voti. Riceve una borsa di studio al seminario di città di castello e una borsa di studio $ 10 000 al seminario di Umbria Jazz diretto dalla Berklee College of music che le permetterà di studiare un anno nella prestigiosa scuola di Boston. Intanto suona in 3 progetti originali di cui uno con la cantante palermitana Laura Lala (Pure songs), un quartetto strumentale con il contrabbassista Francesco Pierotti, il chitarrista Alessandro Chimienti e il batterista Davide Lo Cascio (Sade Mangiaracina quartet) e un trio con la contrabbassista romana Caterina Palazzi e il batterista Maurizio Chiavaro (Sade Mangiaracina trio) .   Suona in uno spettacolo teatrale dal titolo “Li Romani” in Russia, brani originali del compositore romano Pino Cangialosi, esibendosi in vari teatri della capitale e in diverse città italiane. Nel 2008 assieme alla contrabbassista Caterina Palazzi e alla batterista francese Anne Paceo forma il gruppo "Violet trio" esibendosi spesso a Parigi, al jazz festival di Marciac, di St Germain des Pres e di Oloron. Aprono i concerti di Dionne Warwick durante il suo tour italiano suonando in teatri come il "Sistina" di Roma o i teatri di Pescara e di Napoli.   Nell'estate 2008 suona assieme al trombettista Fabrizio Bosso al jazz festival di Castelbuono che ha anche registrato con lei nel suo disco "Sade Mangiaracina Quartet" fatto di sue composizioni originali uscito a maggio 2009 per l'etichetta "Philology". Suona con il giovane batterista quindicenne palermitano nel “GIANLUCA PELLERITO AND FRIENDS” insieme al sassofonista newyorkese MICHAEL ROSEN, FRANCESCO PUGLISI al basso, DAVIDE GHIDONI ALLA TROMBA, LUCA MENEGHELLO E GIGI CIFARELLI alla chitarra esibendosi al prestigioso BLUE NOTE di Milano, PALAZZO DEI NORMANNI a Palermo, a Cortina d’Ampezzo a dicembre. Chitarrista di fama internazionale in più di 20 anni di professione e attività artistica ha suonato e collaborato stabilmente con molti dei più importanti cantautori italiani come, Adriano Celentano e Antonello Venditti. Nell’ organico orchestrale dove è stato presente negli svariati appuntamenti musicali della programmazione della RAI e diretti dai più importanti maestri come Celso Valli, Daniele Ruffinemgo e Pino Caruso, Salvatore Russo ha suonato per Ligabue, Cocciante, Ramazzotti, Morandi,Nannini,De Gregori, Patty Smitth, Bertè, Jossoun Dour, e tantissimi altri.   Numerose anche le collaborazioni internazionali tra le quali spicca quella discografica con la famosa cantante spagnola Ana Belen. Salvatore Russo ha al suo attivo tre cd come solista, il primo dal titolo omonimo "Salvatore Russo" del 1999, il secondo insieme al chitarrista William Stravato dal titolo "Contact" del 2004 e l' ultimo in stile gypsy jazz dal titolo "La Touche Manouche" che vede come ospite il grande chitarrista olandese STOCHELO ROSENBERG. <Enrico Zanisi. Romano non ancora ventenne. Si è diplomato nel 2008 in pianoforte con lode presso il Conservatorio de L’Aquila sotto la guida del M° Walter Fischetti. Ha cominciato ad interessarsi al jazz a soli quindici anni studiando piano-jazz con Marco Di Gennaro, S. Bonafede, S. Battaglia , K. Werner, M. Stamm, A. Gravish, Joey Calderazzo, Kurt Rosenwinkel, Scott Colley.   Come pianista jazz ha vinto il primo premioborsa di studio al Premio Nazionale di composizione-esecuzione pianistica in ambito jazz “Franco Russo” (Trieste 2007). Si è inoltre classificato al secondo posto al “Premio Roma Jam Session 2007”, riscuotendo entusiastici apprezzamenti da parte del pubblico e della critica. Nel 2008 ha vinto una borsa di studio di 10.000 dollari per frequentare un corso annuale presso l’Università Berklee di Boston, e si è classificato finalista e vincitore della borsa di studio “Nuoro jazz” al PIMU.   Ad Aprile 2009 si è aggiudicato il Primo Premio e il Premio del Pubblico al prestigioso Concorso Nazionale per Nuovi Talenti del Jazz Italiano "Chicco Bettinardi".> “Diciamo che l’ingrediente principale di questo progetto è l’amicizia. Ci siamo conosciuti al Saint Louis College of Music alla fine del 1999 e da li è nato un sincero scambio di idee e di esperienze che nel tempo si è evoluto in quello che oggi è il progetto “Winds in Tunes”.  In realtà noi, senza saperlo, abbiamo saputo attendere che la musica arrivasse da sola; sentivamo che un giorno sarebbe accaduto e cosi è stato e ci riteniamo fortunati per questo. Prima di arrivare e decidere di incidere il disco abbiamo condiviso molto esperienze, umane e musicali: ci sono stati concerti, spettacoli teatrali e anche lunghi periodi di “silenzio”… coltivando una sintonia che è sempre stata presente. La musica di “Winds in Tunes” è soprattutto originale, fatta di composizioni e improvvisazioni.   Si parla di un Jazz il cui significato qui non è filologico e stilistico; è più una concezione “europea”, se vogliamo più legata alle nostre tradizioni classiche e contemporanee. Ci sentiamo molto in sintonia con quel mondo sonoro un po’… “ECM”. Quindi, cos’è “Winds in Tunes”? …in realtà non amiamo le definizioni, perché non è un progetto nato a tavolino; ma tanto per darne una e fare un po’ di “filosofia“: “Winds in Tunes” è un’intenzione, cercare di essere umili strumenti a servizio; lasciar parlare la musica senza troppi intellettualismi e interferenze… se penso ad un’immagine, è quella di una canna vuota che viene attraversata e mossa dal vento, senza opporsi ad esso… Ci stiamo provando…”   Simone Maggio