Joe barbieri cantautore

Joe Barbieri (Napoli, 14 dicembre 1973) è una affascinante anomalia. Un outsider che al di fuori del binario dell’industria si è saputo costruire un percorso personale, all’estero come in Italia; e che è riuscito nel raro esercizio di convogliare il genuino apprezzamento di colleghi, critica e pubblico.

Dopo un apprendistato alla corte di Pino Daniele (che ne è stato il primo produttore), quello che il mensile francese Les Inrockuptibles ha battezzato giustamente come “l’artiste qui murmure à nos oreilles”, nel 2004 pubblica il suo primo album dal titolo “In Parole Povere”. Il debutto è un irresistibile caleidoscopio che lega la world music al jazz, alla più nobile tradizione dei nostri cantautori (“Joe Barbieri va inscritto di diritto in quella speciale categoria che conserva autori come Sergio Endrigo e Piero Ciampi”, La Repubblica). Il disco viene pubblicato in dodici Paesi e viene eletto disco dell’anno dal periodico tedesco Cd-Kritik.

Il 2009 è l’anno di “Maison Maravilha”. Il secondo album di Barbieri viene distribuito tra gli scaffali giapponesi, nordamericani ed europei; raggiunge in breve le 20.000 copie vendute e si aggiudica il Premio Lunezia per “il particolare valore dei suoi testi”.

È nuovamente la Francia che lo descrive meglio, come “un modo per discriminare la vera grazia dalla semplice bellezza” (Le Nouvel Observateur). “Maison Maravilha” è uno scrigno di eccellenti canzoni, tra tante forse due: “Normalmente”, che Stefano Bollani definirà pubblicamente come la ballad più bella mai scritta, e “Malegría”, un fado struggente nel quale Barbieri duetta con la stella cubana di Buena Vista Social Club Omara Portuondo.

I concerti che ne seguono sono numerosi ed affollati e nel 2010 “Maison Maravilha” diventa un cd+dvd live dal titolo “Maison Maravilha Viva” registrato all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Il giorno dell’equinozio di primavera del 2012 Joe Barbieri è tornato con “Respiro”. Accanto a lui amici di rango come il Premio Oscar uruguaiano Jorge

Drexler, Gianmaria Testa, il trombettista Fabrizio Bosso e il già citato Stefano Bollani.
L’Italia finalmente dedica a Barbieri l’attenzione meritata e l’album debutta in classifica FIMI. La stampa nazionale lo racconta come “Profumi di zenzero e cannella, aroma di caffè appena salito, Napule e bossa, archi di raso e Django. Corti d’autore. Delicato, elegante. Un piccolo capolavoro”.

Durante l’estate dello stesso anno, attraverso la storica casa francese Le Chant du Monde/Harmonia Mundi (artefice del riconoscimento internazionale di Paolo Conte), “Respiro” è pubblicato in oltre cinquanta Paesi, e Barbieri viene invitato a suonare tanto a Tokyo quanto in molte capitali europee.

Nell’esatto venticinquennale della sua scomparsa, il 13 maggio del 2013 Joe Barbieri pubblica – con le quinte sonore di Luca Aquino alla tromba e di Antonio Fresa al pianoforte – un’album-tributo a Chet Baker dal titolo “Chet Lives!”. A impreziosire l’omaggio, la cantante americana Stacey Kent (insieme alla quale si è esibito sul prestigioso palco dell’Olympia di Parigi) e il cantautore brasiliano Marcio Faraco. Oltre ai jazzisti Furio Di Castri e Nicola Stilo.

Nella primavera del 2015 vede la luce il quarto album di brani originali di Joe. Il disco, ispirato alle poesie di Konstantinos Kavafis e dedicato al tema-guida del viaggio, porta per titolo “Cosmonauta Da Appartamento”.
Registrato tra Napoli, Rio de Janeiro, Copenaghen, New York, Parigi e Madrid l’album è esso stesso un viaggio; anche grazie ai contributi transnazionali di Luz Casal, Hamilton de Holanda, La Shica e dell’italianissimo Peppe Servillo. Da segnalare la singolarità della title-track, alla quale hanno preso parte i fan da tutto il mondo attraverso l’invio di tracce audio che sono state poi montate in studio.

L’esperimento aveva anche lo scopo di sensibilizzare i partecipanti sul tema dei migranti e di raccogliere donazioni volontarie in favore dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
Il 9 settembre l’album è stato nominato per la Targa Tenco nella categoria Album dell’anno.

Il 2016 serve a Barbieri per prende una stagione sabbatica dalla sua attività cantautoriale, e per partire in tourné con il suo amico produttore, autore e

chitarrista Tony Canto. I due musicisti attraversano la penisola armati delle loro sole chitarre e della voce di Joe per omaggiare dal vivo gli autori (spesso meno in vista) della canzone leggera italiana. Il tour – che toccherà 26 città – ha per titolo “Maestri”.

Il 9 giugno del 2017 Joe Barbieri torna alle sue canzoni, pubblicando il suo quinto album di inediti dal titolo “Origami”.
Il disco, minimalista e dalla spiccata attitudine jazz e latina, è una celebrazione dell’estetica come bussola attraverso la quale lasciarsi orientare, e della fragilità come strumento e valore mediante cui riuscire ad intercettare il battito più profondo delle cose del mondo.

Nel brano “Rinascimento”, a Barbieri si unisce la tromba di Paolo Fresu.

ORIGAMI

ORigami ultimo cdIL NUOVO DISCO DI INEDITI DI
JOE BARBIERI
(Microcosmo Edizioni/distr. Believe)

JOE BARBIERI torna con un disco intimo, coinvolgente. ORIGAMI esce ad oltre due anni di distanza dal precedente “Cosmonauta Da Appartamento”, Joe Barbieri firma il suo quinto album di inediti in cui sono sono raccolte 11 canzoni, alle quali prendono parte alcune eccellenze della musica italiana, come Paolo Fresu.

Barbieri è uno dei più apprezzati talenti italiani: scoperto da Pino Daniele, che ne è stato il primo produttore, nel corso della sua carriera ha collaborato – tra gli altri – con Gianmaria Testa, Omara Portuondo, Stefano Bollani, Stacey Kent, Fabrizio Bosso, Jorge Drexler, Hamilton De Holanda, Peppe Servillo e Luz Casal.

I suoi dischi sono stati pubblicati in Europa, Asia e Nord America, vendendo decine di migliaia di copie.

Il disco è stato anticipato lo scorso 19 maggio dal singolo “Una tempesta in un bicchier d’acqua”.

A questo link è possibile vedere il video, uscito in anteprima su fanpage.it:

http://youmedia.fanpage.it/video/af/WSMOf-SwOoYFMDFm

Joe Barbieri stesso ci racconta “ORIGAMI”, il suo nuovo progetto, con queste parole: “Ho vissuto il concepimento di questo disco – dalla composizione delle singole canzoni, fino alla scrittura degli arrangiamenti, alla loro realizzazione – in prevalente solitudine, immerso in un processo di ricerca intima della essenzialità e dell’estetica più pura di cui potevo essere capace.

Con il passare degli anni, conoscendo ormai direi bene alcuni lati di me (altri mi restano del tutto oscuri), ho accettato di essere una persona per certi versi molto fragile, che si può mortalmente ferire con una parola e si può salvare con uno sguardo, con l’abbraccio giusto. Ebbene in questo album, questa fragilità è esposta, senza riserve; ma è proprio in questa fragilità che, ascoltando questo manipolo di canzoni – asciutte, impavide, scoperte –, io trovo ogni volta una terapia possibile, una consolazione; assoluta seppur temporanea.

Gli origami (ovvero l’arte giapponese di piegare la carta fino a farla diventare, ad esempio, un fiore, una farfalla o un uccello), da cui ho mutuato il titolo, sono la cosa più vicina alla spinta propulsiva che ha originato questo progetto: negli origami convivono vulnerabilità e bellezza, rigore e sostanza, accettazione e cambiamento, densità e leggerezza. Ovvero quella perfezione che sfugge, che fa male, che fa bene, e che mi ostino di ricercare. Anche – ed ancora – con questa mia nuova opera”.

Ascoltandolo, “Origami” può forse essere considerato il compendio del suono e della scrittura di Joe Barbieri, il capitolo nel quale il linguaggio dell’artista napoletano tocca la sua definitiva riconoscibile compiutezza. E a dispetto dell’isolamento nel quale è stato inizialmente concepito, per registrare “Origami” si sono dati convegno molti virtuosi italiani del jazz: da Paolo Russo a Giuseppe Milici. Fino a Paolo Fresu, che duetta con Barbieri nella intensa “Rinascimento” e che racconta così il loro incontro: “Sono anni che con Joe ci inseguiamo.