Progetti

PAOLO DAMIANI UNIT ‘MEMORIE FUTURE ‘

Paolo Damiani contrabbasso
Diana Torto voce
Giovanni Falzone tromba
Rosario Giuliani sax alto e soprano
Daniele Tittarelli sax alto
Alessandro Paternesi batteria

PAOLO DAMIANI ListeNew BAND

Sara Jane Ceccarelli, voce
Simone Alessandrini , sax alto e soprano
Francesco Fratini, tromba e flicorno
Paolo Damiani, contrabbasso, composizioni

PAOLO DAMIANI | ‘Rumori Mediterranei Band’ featuring Rosario Giuliani

Paolo Damiani contrabbasso
Rosario Giuliani sax alto
Stefano Luigi Mangia voce
Francesco Merenda, batteria

ROSARIO GIULIANI / PAOLO DAMIANI DUO

Rosario Giuliani sax
Paolo Damiani violoncello, contrabbasso

PAOLO DAMIANI “Memorie future”

Paolo Damiani contrabbasso

Immagino l’assolo di contrabbasso come una navigazione solitaria condivisa con alcune persone. Le composizioni scritte rappresentano un solido veliero -o alla peggio un salvagente-, l’improvvisazione è il viaggio in mare aperto. Posso decidere rotte e approdi o scegliere la via della fuga nel mondo dell’immaginazione.Fuga dalla normalità e dalla pazzia, verso la creazione e nell’inconscio, un corpo che respira e suda nel movimento, le mani corrono sulla tastiera e il ventre elabora le vibrazioni dello strumento. E intanto il racconto procede tra canti e rumori, ritmi e silenzi, fughe e scoperte di nuovi limiti, fino a dimenticare da dov’ero partito, per arrivare a percorrere questo doppio binario, questo territorio, e l’inizio era soltanto una linea; per arrivare ad abitare questo nido, questa casa, e l’inizio era soltanto un mattone. Per giocare con me stesso e forse sentirmi meno solo, utilizzo un loop, macchina infernale che permette di memorizzare una breve frase e ripeterla a piacere: la ripetizione in musica non è mai duplicazione, rappresenta piuttosto l’emergenza di aspetti ignoti, una sorta di memoria del futuro e di un tempo sospeso e instabile.

PAOLO DAMIANI / MASSIMO BIANCHI ‘MUSICA SCONOSCIUTA’

Paolo Damiani contrabbasso
Massimo Giuseppe Bianchi pianofort

Paolo Damiani, contrabbassista, violoncellista e compositore viene dal mondo del jazz nel cui ambito ha scritto pagine significative. Massimo Giuseppe Bianchi, pianista, incide per Decca ed è noto nell’ambito del concertismo classico come interprete di Bach e Godowsky. Cosa accomuna, al di là del l’amicizia, due musicisti apparentemente così lontani?
La volontà di abbracciare la musica in modi sempre inattesi, non importa se una canzone di Dylan, un madrigale di Monteverdi, un tema aforistico di Monk o una loro composizione originale.Il desiderio di divorziare dalla consuetudine delle conferme, di rinunciare all’adozione un linguaggio prestabilito per sposare l’indeterminatezza di un approccio libero. Il tentativo costante di modificare la rosa dei venti e scegliere la musica sconosciuta. La ‘loro’ musica. Nei concerti del duo non vigono leggi particolari se non questa, che i generi sono aboliti e il crocevia dei canoni è sospeso. Il gioco è una cosa serissima e qui la regola è quella dell’ascolto reciproco nella ricerca di un linguaggio che, giocando, sappia farsi racconto, emozione. L’emozione della musica sconosciuta, così pura da poterla bere.

STEFANO BENNI / PAOLO DAMIANI DUO “Blues in sedici ”

Un recital di Stefano Benni e Paolo Damiani

Stefano Benni, voce recitante, testi
Paolo Damiani, musiche , violoncello

Disponibile su richiesta
Blues in sedici è stato scritto venti anni fa, e prende spunto da un fatto di cronaca accaduto negli anni ottanta. Nel cuore della notte, un padre, operaio disoccupato, esce di casa, e attraversa la città come guidato da un presentimento, per raggiungere una sala videogiochi della periferia. Li c’è suo figlio. Nella sala avviene un regoilamento di conti tra un killer ed alcuni spacciatori di droga. Il killer spara all’oimpazzata, il padre fa scudo con il suo corpo al figlio e muore.
Lessi questa notizia e per molto tempo pensai a raccontarla in versi, non ci riuscii subito, ma ci riuscii. Pensai a Blues in sedici come a un testo da leggere in pubblico, e come tale ha avuto molte versioni.
Naturalmente la più cara è quella che io ho portato in scena per anni insioeme all’amico musicista Paolo Damiani, e da cui abbiamo tratto anche una videocassetta per il “manifesto”.
Non riscrivo mai i miei libri, e Blues in sedici non mi sembra per nulla invecchiato. ma leggendolo per tanti anni, accompagnato dalla musica e dai ritmi di Paolo, il testo si è levigato e ha subito alcune piccole variazioni, che ho mantenuto in questa versione.
Dedico il blues a tutti gli eroi quotidiani e sconosciuti del nostro orribile e meraviglioso paese, e ai musicisti con cui ho avuto la fortuna di lavorare in questi anni.

Stefano Benni