THE HIDDEN SIDE – Parco della Musica Records

Rosario Giuliani – sax
Alessandro Lanzoni – piano
Luca Fattorini – contrabbasso
Fabrizio Sferra – batteria
Special guest
Paolo Damiani – violoncello
Marcella Carbone – arpa

A sfogliare le pagine di un dizionario, la voce “nascosto” non regala particolari emozioni, o sorprese, o significati (appunto) appartati, solitari, desueti. Il senso, però, che al termine vuol attribuire Rosario Giuliani con questo suo nuovo, emozionante, lavoro, va al di là delle convenzioni, e delle attese.

Perché la parte che viene sottratta alla vista, il lato oscuro al quale, lungo tutto l’arco del disco, il sassofonista allude, è qualcosa d’altro. Arriva, cioè, da un’epifania, dalla manifestazione di un nuovo orizzonte, dall’aprirsi – improvviso – di nuove prospettive. Dallo sbocciare di pratiche della creazione, della visione, e dell’ascolto alle quali Giuliani si è avvicinato con la cautela di chi è abituato a soppesare ogni gesto, ma con la curiosità che rende grande un’artista, costringendolo quasi a una curiosità febbrile e spasmodica verso mondi e orizzonti lontani.

L’epifania è la scoperta, elementare e semplice, di un’idea musicale appartata, fatta di ragionamenti ai quali il musicista pontino non era prossimo, ma dentro la quale si è proiettato senza schermi, o corazze. Partecipando a una registrazione di Paolo Damiani, si è materializzato l’incontro – l’epifania, appunto – con una musica diversa, che forse rappresentava la parte nascosta di quella che Giuliani aveva sempre frequentato e scritto. Un impianto dentro il quale far muovere le idee, i suoni e i ritmi come pedine di un risiko dell’anima, in cui gli spazi non si occupano ma si controllano, in cui la strategia non è vincere, ma abbandonarsi al piacere del canto sospeso, del gesto accennato, dell’alea.

Come conciliare, dunque, questa diversa prospettiva dentro un quadro di riferimento – emotivo prima che musicale – del tutto nuovo? Come trovare i tratti comuni per identificare sia il percorso regolare che l’imprevista deviazione? Sta tutto qui il (gioco di) prestigio che Rosario Giuliani estrae dal cilindro: non un trucco, sia chiaro, e neanche un’illusione, quanto piuttosto la creazione ex novo di un sistema di significati debordante, affrontata senza pudore, cercando oltre le consuetudini la parte nascosta di qualcosa che si è sempre visto parzialmente, di cui non si è talvolta avuta la capacità di guardare oltre, o attraverso.

Tradurre in musica una simile congerie di sensi non era facile. Per farlo, Giuliani ha dapprima inventato un suono, una cubatura timbrica, un sostegno sonico capace di essere elastico e cedevole al tempo stesso: resiliente. La presenza del violoncello e dell’arpa – nelle mani, rispettivamente, di Paolo Damiani e Marcella Carboni – è solo un indizio; la prova del ragionamento è nella scelta della sezione ritmica, costruita con altrettanta geniale lungimiranza, e ottenuta alchemicamente contrapponendo il più immaginifico, icastico e visuale dei batteristi italiani, Fabrizio Sferra, al giovanissimo pianista Alessandro Lanzoni, dal timbro ossimoricamente brillante e pensoso, e all’eclettico Luca Fattorini, a suo agio sia con lo strumento elettrico che col contrabbasso.

Sistemato il presupposto timbrico, Giuliani ha composto musiche che sorprenderanno l’abituale ascoltatore, abituato forse a un jazz più muscolare, energico e vibrante. Ragionando sugli spazi, il sassofonista ha esplorato un versante diverso e pieno di promesse, sperimentando forme e vuoti, lavorando su ritmi e armonie, così come sulla loro assenza. Un affresco emozionale, dentro il quale il rischio, il gioco, l’alea e la poesia abitano con le stesse credenziali.

Per un progetto così personale, quasi privato, Giuliani non si è limitato a comporre: ha anche immaginato una sorta di musica a programma. I titoli del disco alludono a molte delle cose con le quali perdiamo contatto: la forza dell’amore, la magia dei colori,  una voce ascoltata e forse dimenticata, il cielo la luna e le stelle. Ogni brano è l’invito a guardare, osservare, cercare, se è il caso, la parte nascosta delle cose, i sensi più riparati, i lati invisibili. A non fermarsi all’apparenza.

Tutti, tranne l’ultimo. Tamburo, infatti, è dedicato a Marco Tamburini. Ma sappiamo che Marco non se n’è andato, come tutti credono. Semplicemente, da qualche parte, si è nascosto.
Vincenzo Martorella.

CINEMA ITALIA – Jando Music – Via Veneto Jazz

Rosario Giuliani | alto & soprano sax
Luciano Biondini | accordion
Enzo Pietropaoli | doublebass
Michele Rabbia | drums, percussions, electronics

Cosa sarebbe il cinema senza la musica? La musica rivela, infatti, tutto quello che le immagini non riescono a rendere. L’importanza della colonna sonora a volte trascende addirittura quella delle immagini e delle storie e spesso i grandi registi, e i temi di questo disco ne sono la testimonianza, costruiscono intorno ad essa la struttura dei propri capolavori.

Nel cinema italiano di capolavori ne abbiamo avuti molti e continuiamo a distinguerci nel mondo per quest’arte. E’ un omaggio al grande cinema italiano che ha contribuito a far conoscere il nostro paese ovunque e che ha nel tempo consolidato una tradizione di eccellenza così come eccellente è il cast di musicisti di questo disco: Rosario Giuliani al sax, Luciano Biondini alla fisarmonica, Enzo Pietropaoli al contrabbasso e Michele Rabbia alle percussioni, batteria ed elettronica. Un punto di vista musicale contemporaneo che non tradisce mai la melodia di questi temi indimenticabili, ma allo stesso tempo li presenta con una nuova forza e vitalità dimostrando la loro immortalità e sorprendendo sempre l’ascolto con la modernità delle versioni proposte. Temi indimenticabili di film indimenticabili, tra i quali 8 e mezzo, C’era una volta in America e Nuovo Cinema Paradiso, firmati dagli inarrivabili Nino Rota ed Ennio Morricone. Accanto a questi brani e compositori iconici, due originali firmati da Rosario Giuliani e Luciano Biondini (Bianco e Nero e What is there what is not) che dimostrano ancora una volta la forza narrativa di questi due grandi artisti.

RECENSIONI

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THE GOLDEN CIRCLE

Rosario Giuliani – alto sax
Fabrizio Bosso – tromba
Enzo Pietropaoli – contrabbasso
Marcello Di Leonardo – batteria

Nel 1965 al Golden Circle, locale jazz di Stoccolma, Ornette Coleman dopo una lunga assenza dalle scene registra un doppio album live dalle sonorità e timbriche innovative. E’ il suo primo album con la Blue Note e rappresenterà una chiave di volta della sua carriera. Da questo live leggendario prendono spunto 4 grandi jazzisti Italiani: Rosario Giuliani, Fabrizio Bosso, Enzo Pietropaoli e Marcello Di Leonardo. Formano un “cerchio d’oro” immaginario, dove racchiudono le loro esperienze, abbandonano per una volta i panni di leader e mettono al servizio di una band vera e propria tutta la loro grandezza di interpreti e compositori. Non si tratta solo di un tributo ad Ornette Coleman ed alla sua musica, ancora oggi inaspettatamente “moderna” dopo 50 anni, ma più un pretesto per provare ad avvicinarsi a quello che Coleman chiamava “The New Thing”. Oltre a brani celebri di Coleman (come Congeniality o Jayne dedicata alla moglie, la poetessa Jayne Cortez) il cd è arricchito da 3 brani originali composti per l’occasione ed i musicisti sembrano dirci quello che ripeteva sempre Coleman: This is our music. The Golden Circle è una produzione Jando Music|Via Veneto Jazz ed il cd sarà distribuito dalla Universal.

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Enrico Pieranunzi & Rosario Giuliani “Duke’s Dream” Omaggio a Ellington

Enrico Pieranunzi, pianoforte
Rosario Giuliani, sax alto & soprano

Era il 1974 quando Edward Kennedy Ellington, detto “Duke” se ne andava. Qualcuno ha scritto, non a torto, che “Duke” non era un soprannome, ma un meritato titolo nobiliare. Tre anni prima m’era capitato di sentire dal vivo la sua orchestra. Era proprio vero: Ellington era un nobilissimo capotribu’, capace con uno sguardo di inviare e mettere in moto nei suoi musicisti un tasso di energia straordinario. E’ a questo gigante, il più creativo e prolifico compositore afro-americano del Novecento, che Pieranunzi e Giuliani intendono rendere omaggio, suonando una selezione di brani tra i più di mille che Ellington ha composto. Un tributo a un musicista monumentale, la cui enorme eredità artistica merita, a quarant’anni dalla  scomparsa, di essere ricordata, riproposta, riscoperta ancora una volta.

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